Giulio Verne e la Luna ...

... tra letteratura fantastica e intuizione scientifica

di Gianni Tigani

 

Traccia della conferenza per gli studenti delliIstituto Tecnico Industriale di Ravenna – anno scolastico 2006 (relatore Gianfranco Tigani Sava)

Il 19 dicembre 1972, con l’ultima missione Apollo, si concludeva una epica avventura dell’umanità: l’esplorazione della Luna.

E’ stata definita l’avventura più ambiziosa, più pericolosa, più meravigliosa, mai tentata dall’uomo nel XX secolo. I dati scientifici, raccolti dagli astronauti durante le numerose missioni, hanno modificato profondamente la conoscenza del sistema solare, più di quanto fosse prevedibile all’inizio del Progetto Apollo. Nonostante questo, i giudizi finali nei confronti della grande avventura lunare, furono molto critici e discordanti, tanto da lasciare spazio a dubbi e critiche nei confronti dell’avventura spaziale umana.

Fortunatamente ci fu anche, come sempre, chi seppe, con lungimiranza ed equilibrio, fornire una valutazione storica e scientifica della esplorazione lunare che ha trovato nel tempo conferme e avvallo. In un articolo del Time si poteva leggere in quegli anni:

"I detrattori, sono prigionieri della loro limitata visione, e non possono comprendere che, mentre il primo passo compiuto dal Neil Armstrong sulla Luna, sarà ricordato per sempre negli annali della storia, le nostre odierne, e brucianti, necessità non saranno altro che note a piè di pagina".

L’esplorazione della Luna, per noi uomini del terzo millennio, soprattutto per i più giovani rimane però un’ avventura del secolo passato. A tutt’oggi l’uomo non sembra essersi liberato ancora dalla sua folle smania di autodistruzione che lo accompagna sin dalle origini della sua specie. Ma accanto alle irrazionali e insensate pulsioni autolesioniste l’uomo continua comunque a coltivare dentro di se lo spirito della conoscenza razionale, della ricerca, della esplorazione, forse anche solo per istinto di conservazione, e per questo motivo,per esempio, costruisce oggi la prima stazione spaziale orbitante.

Forse tornerà sulla Luna, e poi, metterà piede su Marte, forse l’umanità non potrà mai andare oltre i confini del sistema solare, almeno con le attuali conoscenze e tecnologie. E gli scenari proposti da fantasiosi scrittori ed abili registi cinematografici potremo forse solo sognarli per molti secoli ancora. Ma, come già qualcuno ha detto:

“I sogni di ieri, sono le speranze di oggi e saranno le certezze del domani “

Quel qualcuno era Robert Goddard, pioniere,insieme al mitico Werner Von Braun,

nel lancio di missili nello spazio. Gli scienziati definiscono col termine di “spazio” l’universo che si estende a partire da circa 80 Km dalla superficie terrestre. Dopo i primi lanci di missili, per lo più falliti, Goddard fu trattato con sufficienza, e talvolta sbeffeggiato, da scienziati e giornali. Il New York Times per esempio lo aveva più volte preso di mira ridicolizzando l’idea stessa che un missile potesse funzionare nello spazio vuoto e che esseri umani potessero arrivare sulla luna trasportati da un razzo. Siamo nei primi del ‘900. Scrive il N.Y.T. che Goddard “… sembra carente nelle nozioni che si studiano tutti i giorni nelle scuole medie.

Dovette intervenire in sua difesa Charles Lindbergh affinchè alcuni mecenati ( la famiglia Guggenheim ) sponsorizzassero le sue ricerche ed i suoi esperimenti che finalmente cominciarono a produrre risultati soddisfacenti. Fu in questa occasione che Goddard pronunciò la famosa frase. Nel 1969, mentre l’Apollo II era in volo verso la luna, il N.Y.T. fu costretto a ricredersi: “… è ormai stabilito che un razzo può funzionare anche nel vuoto oltre che nell’atmosfera. Questo giornale si scusa per l’errore.

Ritorniamo ai sogni di Goddard.

Cosa c’è di diverso infatti tra le attuali condizioni della esplorazione spaziale e l‘esplorazione del nostro pianeta al tempo di Cristoforo Colombo e delle sue così vulnerabili caravelle? Forse fra qualche centinaio di anni l’uomo avrà già esplorato una parte della galassia. E’ possibile nella stessa misura in cui ai tempi di Colombo poteva essere possibile prevedere un viaggio aereo tra l’Europa e l’America in poche ore, o ai tempi dei primi dirigibili prevedere un viaggio sulla luna in pochi giorni ed a pensarci bene anche lo stesso Giulio Verne non avrebbe mai potuto immaginare quanto profetici si sarebbero rivelati i suoi romanzi.

Lafantascienza ha una sua capacità profetica.  Infatti, molti autori, come per esempio lo stesso Verne, hanno dato prova di saper vedere lontano nel tempo oltre che nello spazio e si sono cimentati in previsioni,  più o meno attendibili, sul futuro dell'umanità. 

Altrettanto profetico può considerarsi l’ormai famoso e più recente discorso del Presidente J.F. Kennedy nel 1961, punto di partenza dell’esplorazione dello spazio da parte dell’uomo e dell’avventura spaziale in termini scientifici e non fantascientifici:

"LA NOSTRA GENERAZIONE NON INTENDE RIMANERE ARENATA AI MARGINI DELLA FUTURA ERA SPAZIALE. INTENDIAMO FAR PARTE DI ESSA. VOGLIAMO ASSOLVERE IN ESSA UNA FUNZIONE DI GUIDA POICHE’ GLI OCCHI DEL MONDO GUARDANO ORA ALLO SPAZIO, ALLA LUNA E AI PIANETI, E NOI ABBIAMO PROMESSO CHE IL MONDO NON VEDRÀ LO SPAZIO GOVERNATO DA UNA OSTILE BANDIERA DI CONQUISTA, MA DA UNA BANDIERA DI PACE. ABBIAMO PROMESSO CHE ESSO NON SARA’ SOLCATO DA ARMI PER LA DISTRUZIONE DI MASSA, MA DA STRUMENTI DESTINATI ALLA SCIENZA E ALLA COMPRENSIONE.

NOI ALZIAMO LE VELE IN QUESTO NUOVO MARE, POICHE’ IN ESSO VI SONO LE NUOVE CONOSCENZE DA OTTENERE E NUOVI DIRITTI DA CONQUISTARE ED ESSI DEVONO ESSERE CONQUISTATI ED USATI PER LA PACE ED IL BENESSERE DI TUTTI".

                                        John F. Kennedy.

J.F.K. fu ucciso nel 1963.

La sfida delle Missioni Apollo

Il Progetto Apollo fu avviato all'inizio degli anni Sessanta dagli Stati Uniti d'America, per volontà del Presidente John Fitzgerald Kennedy che, nel 1961 propose al Congresso di far sbarcare un uomo sulla Luna e di farlo ritornare sano a Terra entro la fine dello stesso decennio.

L'avvio del Progetto fu poco promettente con la morte dei tre astronauti dell'Apollo 1,

Virgil "Gus" Grissom, Edward White e Roger Chaffee, avvenuta il 27 gennaio 1967 a causa di un incendio scoppiato all'interno della navetta dove si trovavano durante una missione di addestramento a Terra. Il programma patì per questo un ritardo di 18 mesi, durante i quali il Modulo di Comando venne ridisegnato. L'obiettivo venne comunque raggiunto il 20 luglio 1969 con l'Apollo 11 e lo sbarco sulla Luna degli astronauti Neil Armstrong e Edwin Aldrin.

Le principali missioni

Apollo 7

Equipaggio: Walter M. Schirra Jr., Don F. Eisele, R. Walter Cunningham

Periodo della Missione: 11-22 ottobre 1968

È la prima missione con equipaggio del Progetto Apollo. Primo volo orbitale intorno alla Terra del Progetto Apollo; in orbita il solo Modulo di Comando. Percorse 163 orbite in circa 250 ore.

 

Apollo 8

Comandante: Frank Borman

Pilota del Modulo di Comando: James A. Lovell jr.

Pilota del Modulo Lunare: William A. Anders

Periodo della Missione: 21-27 dicembre 1968

Primo volo verso la Luna; impiegato il solo Modulo di Comando. Percorse 10 orbite lunari e trasmesse a Terra fotografie della superficie della Luna.

 

Apollo 9

Equipaggio: James A. McDivitt, David R. Scott e Russell R. Schweickart

Periodo della Missione: 3-13 marzo 1969

Volo in orbita terrestre. Percorse 151 orbite con l'equipaggio all'interno del Modulo Lunare.

 

Apollo 10

Comandante: Thomas P. Stafford

Pilota del Modulo di Comando: John W. Young

Pilota del Modulo Lunare: Eugene A. Cernan

Periodo della Missione: 18-26 maggio 1969

Volo in orbita lunare con il Modulo Lunare che si avvicina a circa 15 km dalla superficie lunare. Percorse 31 orbite lunari.

 

Apollo 11

Comandante: Neil A. Armstrong

Pilota del Modulo di Comando: Michael Collins

Pilota del Modulo Lunare: Edwin A. Aldrin

Periodo della Missione: 16-24 luglio 1969

Allunaggio: 20 luglio 1969, Mare della Tranquillità

Primo sbarco dell'uomo sulla Luna, nel Mare della Tranquillità. Il primo uomo a mettere piede sulla Luna è Neil Armstrong, il 20 luglio 1969, seguito da Edwin Aldrin. Nelle 21 ore, 36 minuti e 21 secondi di permanenza sulla Luna vengono raccolti 22 kg di rocce e terra lunare.

 

Apollo 12

Comandante: Charles Conrad, Jr.

Pilota del Modulo di Comando: Richard F. Gordon, Jr.

Pilota del Modulo Lunare: Alan L. Bean

Periodo della Missione: 14-24 novembre 1969

Allunaggio: 19 novembre 1969, Oceano delle Tempeste

Secondo sbarco sulla Luna. Nelle 31 ore e 31 minuti di permanenza sulla Luna, durante due EVA (Extra Vehicular Activity - Attività Extra Veicolare), vengono raccolti 34 kg di rocce e terra lunare, più la video camera e molti altri pezzi della sonda Surveyor 3.

 

Apollo 13

Comandante: James A. Lovell, Jr.

Pilota del Modulo di Comando: John L. Swigert, Jr.

Pilota del Modulo Lunare: Fred W. Haise, Jr.

Periodo della Missione: 11-17 aprile 1970

Allunaggio: Mai effettuato

L'esplosione di un serbatoio dell'ossigeno del Modulo di Comando durante il viaggio verso la Luna ha fatto fallire la missione. Gli astronauti sono stati costretti ad un rientro a Terra in condizioni di emergenza, usando il Modulo Lunare come "scialuppa di salvataggio".

 

Apollo 14

Comandante: Alan B. Shepard, Jr.

Pilota del Modulo di Comando: Stuart A. Roosa

Pilota del Modulo Lunare: Edgar D. Mitchell

Periodo della Missione: 31 gennaio-9 febbraio 1971

Allunaggio: 5 febbraio 1971, Fra Mauro

Terzo sbarco sulla Luna. Permanenza sulla Luna di 33 ore e 31 minuti. Shepard e Mitchell effettuano due EVA e raccolgono 43 kg di materiale lunare.

 

Apollo 15

Comandante: David R. Scott

Pilota del Modulo di Comando: Alfred M. Worden

Pilota del Modulo Lunare: James B. Irwin

Periodo della Missione: 26 luglio-7 agosto 1971

Allunaggio: 30 luglio 1971 , Hadley-Apennine

Quarto sbarco sulla Luna. La prima delle missioni "J" estese. Permanenza sulla Luna di 66 ore e 55 minuti. Scott e Irwin effettuano tre EVA, raccolgono 77 kg di materiale lunare e guidano la prima macchina sulla Luna, il Lunar Roving Vehicle.

 

Apollo 16

Comandante: John W. Young

Pilota del Modulo di Comando: Thomas K. Mattingly II

Pilota del Modulo Lunare: Charles M. Duke, Jr.

Periodo della Missione: 16-27 aprile 1972

Allunaggio: 20 aprile 1972, Descartes Highlands

Quinto sbarco sulla Luna. Permanenza sulla Luna di 71 ore e 2 minuti. Young e Duke effettuano tre EVA, raccolgono 96 kg di materiale lunare e guidano un Lunar Roving Vehicle percorrendo circa 27 km.

 

Apollo 17

Comandante: Eugene A. Cernan

Pilota del Modulo di Comando: Ronald E. Evans

Pilota del Modulo Lunare: Harrison H. Schmitt

Periodo della Missione: 7-19 dicembre 1972

Allunaggio: 11 dicembre 1972, Valley of Taurus-Littrow

Sesto e, finora, ultimo sbarco sulla Luna. Permanenza sulla Luna di 75 ore. Cernan e Schmitt effettuano tre EVA, raccolgono 110 kg di materiale lunare e guidano un Lunar Roving Vehicle percorrendo circa 35 km.


Sin dalle epoche più remote l’uomo si è chiesto se c'è vita sugli altri mondi e, in particolare, su quelli del Sistema Solare. Questa domanda è stata al centro dell’attività di numerosi filosofi e scienziati ma è stata lo spunto anche di numerose storie e romanzi. Che forme di vita abitano gli altri mondi? E queste forme di vita hanno le potenzialità per entrare in contatto con la Terra?

Pensatori greci come Talete, Anassagora, Filolao di Crotone e Senofane ritenevano per esempio che la Luna ospitasse piante e animali simili a quelli della Terra, ma molto più belli. Queste teorie, o ‘fantasie’, sono riprese anche daPlutarco (46-120 d.C.) nel suo dialogo "De facie quae in orbe lunae apparet " (Sul volto che appare nel cerchio della Luna), tanto che fu quasi inevitabile anche la prima satira filosofica sui viaggi nello spazio ad opera del greco Luciano da Samosata (120-180 d.C.), intitolata ironicamente "Vera Historia". Nel romanzo si narra dell'equipaggio di una nave che,a causa di una terribile tempesta, si ritrova scaraventata sul corpo celeste vicino alla Terra dove incontra gli abitanti locali ed assiste alla guerra contro gli abitanti del Sole.

Altre storie ealtri romanzi pubblicati nei secoli successivi narrano della probabile vita sulla Luna.

Oltre agli scrittori, anche alcuni studiosi affrontarono la questione della vita su altri mondi, per esempiol'astronomo anglo-tedesco William Herschel (1738-1822) che scoprì il pianeta Urano, e l'astronomo tedesco Franz von Paula Gruithuisen (1774-1852), insegnante a Monaco. Quest'ultimo narrò di città, strade e fortificazioni sulla Luna ed affermò in uno dei suoi scritti che gli abitanti di Venere avrebbero celebrato sovente feste e riti con fuochi e falò perché sul pianeta gli alberi crescevano molto più vigorosamente addirittura delle giungle incontaminate del Brasile. Non meno singolare è un episodio legato all’attività di John Herschel, figlio di William, che costruì nel 1835 un potentissimo telescopio in Sudafrica. Un giornale americano, il N.Y.Sun, pur di aumentare le vendite cominciò a pubblicare i disegni ( la fotografia allora non esisteva) di ciò che Herschel avrebbe visto sulla Luna col suo telescopio: paesaggi ed animali fantastici, uomini con le ali da pipistrello ed altro ancora. La vendita delle copie aumentoò da circa 10 000 a quasi 20 000. A quell’epoca la distanza fra l’America ed il Sudafrica era quasi incolmabile per cui nessuna comunicazione erarealmente possibile e lo stesso Herschel era all’oscuro di tutto. Il giornalista a cui era sfuggita di mano la situazione cercò di rimediare all’imminente disastro editoriale con una ulteriore notizia falsa: Herschel avrebbe lasciato aperto il telescopio anche di giorno ed il sole attraverso la potente lente avrebbe distrutto ogni cosa facendo incendiare tutto; dunque non era più possibile osservare nulla e soprattutto confermare le precedenti osservazioni.

Nel 1836 anche in Italia alcuni giornali si lanciano nella stessa avventura ed un giornale di Napoli comunica che Pulcinella è riuscito a salire fin sulla Luna. Come? E semplice: gli è bastato stendere due catene dal molo Beverello fino alla luna e poi con un sistema a cremagliera ed una vela spiegata far viaggiare la sua barca fin lassù. Anche Pulcinella, quando ritorna racconta cose strabilianti, per esempio di un grande telescopio con cui i “Lunatici”, che non sono da meno dei terrestri, osservano la Terra. Mancano solo trentanni dalla nascita dei romanzi di Verne eppure sembra una eternità. Nello stesso secolo il grande astronomo e divulgatore francese Camille Flammarion cercava di spiegare come doveva essere affrontato il problema della vita su altri mondi, per esempio sulla luna, con un paragone, quello del pesce pensante: l’uomo non deve cadere nello stesso errore del pesce che ragiona e deduce che al di fuori della sua acqua nessuna forma di vita può esistere e che qualunque forma vivente può solo essere di tipo acquatico.

Fino alla metà del XIX secolo, le concezioni della vita su altri pianeti si basavano comunque essenzialmente su pura fantasia o su ipotesi approssimativamente scientifiche, ma non su fatti concreti. Tale situazione cambiò radicalmente con la presunta scoperta degli spettacolari canali di Marte ad opera dell'astronomo italiano Giovanni Schiaparelli (1835-1910) nel 1877. Tale scoperta segnò l'inizio dei romanzi ambientati su Marte.

Solo dieci anni prima, il francese Jules Verne (1828-1905) aveva pubblicato un romanzo intitolato "De la Terre à la Lune", dando così origine al genere della fantascienza in Europa ma in particolar modo in Francia.

Tra il 1863, data della pubblicazione del primo libro di Jules Verne, e il 1951, anno della creazione delle prime collane specializzate e della diffusione delle opere anglosassoni, sono stati pubblicati in Francia circa 2.500 romanzi del genere creato da Jules Verne ma che ancora non veniva chiamato fantascienza. La fantascienza francese della prima metà del novecento sembrava di un livello tale da imporsi di fronte all'invasione americana quanto meno sul piano quantitativo. Non fu così; bastarono per esempio le traduzioni di Clifford R. Simak, di cui ricordiamo la memorabile ‘Anni senza fine’, di Isaac Asimov che non ha bisogno di presentazioni, di Ray Bradbury autore per esempio di “Cronache marziane” e “Fahrenheit 451” e di altri per cancellare il ricordo di Verne e dello stile da lui creato.

Delle varie decine di autori francesi di fantascienza del secolo scorso, solo pochi sono riusciti a mantenere fama e notorietà fino ed oltre gli anni 50 e a inserirsi nelle collane specializzate. Come spiegare questo tramonto?

La risposta è semplice. La vecchia fantascienza francese appare, a metà del ‘900, incapace di proporre idee nuove ma soprattutto perde in slancio, inventiva ed iniziativa. La Grande Guerra ha già da tempo spento gli entusiasmi anche della letteratura fantascientifica.

L'entusiasmo degli intellettuali è infatti scomparso. Si è fatta strada per esempio l'impressione che la scienza e la tecnica abbiano giocato un ruolo fondamentale nel recente conflitto o, peggio ancora, che ne abbiano costituito lo spirito, una sorta diprincipio motivante.

Il rifiuto critico della Francia, a partire dagli anni 20, di tutto ciò che è legato alla scienza o alla tecnica ha come effetto di impedire la formazione del genere fantascientifico e la sua pratica da parte dei migliori scrittori, riducendo la produzione ad un livello solo popolare, quasiun puro divertimento per bambini.

Solo Giulio Verne ha resistito nel tempo ed è rimasto un modello da seguire, studiare e imitare, anche se imitarlo rappresenta una sfida ardua. La sua presenza nella Storia della letteratura del genere fantascientifico costituisce un metro di paragone a cui è difficile sfuggire.

Ma attenzione: normalmente siamo portati a dare per scontato che un romanzo di fantascienza debba svolgersi nel futuro. Nel caso di G. Verne questo non avviene se non in due o tre romanzi o brevi racconti su tutta la produzione letteraria. Verne colloca le sue storiein un momento a lui contemporaneo. Gli sguardi sul futuro di Jules Verne sono rari. Si può citare:

- “Une Ville ideale”(1875), scherzosa proiezione della città in cui viveva (Amiens) nell'anno 2000;

- il racconto (in realtà scritto da suo figlio Michel per un giornale americano, ma da lui rivisto) “In the year 2889” uscito nel 1889, e poi ripubblicato in Francia;

- il romanzo “Ole à hélice” (1895), in cui la collocazione temporale non è ben precisata;

- infine il giovanile “Paris au XXe siècle” (1863) che, rifiutato duramente dall'editore Hetzel, e ritrovato e pubblicato recentemente in Francia (1994), conosce oggi un successo mondiale.

Troppo poco per definire Verne uno scrittore di fantascienza nel senso tradizionale del termine.

Nonostante questoalcune sue peculiari caratteristiche sono diventate comunque un punto di riferimento per chiunque ha voluto cimentarsi col suo genere letterario. Per esempiol'ottimismo nella Scienza, l'entusiasmo per la scoperta, l'amore per l'esplorazione e per la sfida, la visione della Natura destinata a sottomettersi alla volontà dell'Uomo.Tra gli aspetti forse meno edificanti potrebbe essere citata:

- una certa misoginia (le storie di Verne sono, in massima parte, storie di uomini narrate per uomini, in cui le donne hanno ruolo quasi nullo),

- una certa leggerezza culturale ( “…che vuoi farci, quelli sono cannibali!” ),

- un certo compiacimento nell'esibizione della cultura (come qualifica delle persone di alto rango),

tutte caratteristiche che da Verne in poi sono diventate spesso luoghi comuni della narrativa fantascientifica. E se in seguito l'influenza di Verne è diminuita non è mai cessata del tutto.


Nato a Nantes nel 1828 morì ad Amiens nel 1905.

Si racconta,ma forse è solo frutto della fantasia alimentata dal mito, che Verne abbia consegnato prima di morire il manoscritto de “Dalla terra alla luna” al nipote raccomandandogli di conservarlo con cura perché sicuramente l’uomo sarebbe andato sulla luna e così si sarebbero potuto verificare le sue previsioni e le sue teorie.

Se, ai giorni nostri, una cosa si deve riconoscere a Verne è sicuramente la validità quasi profetica delle sue “fantasie” letterarie.

Prendiamo in considerazione per esempio solo i racconti che hanno come tema i viaggi spaziali ed il cielo. I più importanti sono tre:

  • Dalla terra alla luna ( 1865 )
  • Intorno alla luna ( 1870 )
  • Le avventure di Ettore Servadac ( 1877 )

“Dalla terra alla luna” è il primo ed anche il più famoso:

Il Gun Club di Baltimora è forzatamente inoperoso a causa della fine della guerra civile. Lo stato di avvilimento e prostrazione dei soci viene scosso dal presidente Barbicane che propone una impresa epica: non potendo più progettare e provare cannoni per uso bellico il Club ne costruirà uno per sparare un proiettile proprio sulla luna. Il problema viene studiato e sviscerato da un comitato tecnico scientifico. Tutto è pronto per il lancio quando un personaggio singolare, il vero eroe dell’avventura, un francese ovviamente, irrompe sulla scena. Con un messaggio telegrafico chiede dalla Francia che il progetto venga modificato perché lui stesso vuole essere sparato sul nostro satellite. Sconcerto, sorpresa, irritazione, ma anche nuova eccitazione scuotono il Club. Alla fine i passeggeri diventano tre, associandosi all’impresa lo stesso Barbicane ed il suo rivale Nicholl. Il viaggio è avventuroso e non vogliamo togliere al lettore il gusto della sorpresa. La prosa scivola leggera anche nei capitoli in cui la narrazione cede il passo alla pura divulgazione scientifica.

“Intorno alla luna”

Nel secondo romanzo, che costituisce il seguito del primo, il viaggio continua ma nonostante inostri eroi siano decisi ad arrivare sulla luna, anche a costo della vita, una serie di errori ed imprevisti portano la navicella ad orbitare intorno al nostro satellite senza essere nelle condizioni di poterlo mai raggiungere. Un tentativo per deviare l’orbita della navicella verso la luna la porta invece nelle condizioni di poter rientrare sulla terra. Il rientro avviene esattamente come quelli delle missioni Apollo del secolo successivo. Questo secondo romanzo, nonostante potenzialmente più attraente e stimolante del primo, specie per gli argomenti di carattere scientifico che avrebbero potuto essere affrontati, viene scritto e concluso da Verne in modo meno partecipato ed entusiasmante. Frettolosi e superficiali appaiono alcuni capitoli come per esempio quello dell’ammaraggio.

“Le avventure di Ettore Servadac”

Ne ‘Le avventure di Ettore Servadac’ si narrano le avventure del capitano francese Ettore Servadac, di stanza in Algeria: turbolento, intelligente, generoso, a volte spavaldo e ambizioso. Svegliato da un gran frastuono si accorge, insieme ai suoi colleghi che qualcosa di strano deve essere successo: riesce a spiccare salti incredibili ed a correre molto più veloce di prima; l’acqua poi bolle ad appena 66 gradi e non più 100. Anche in cielo qualcosa è cambiato: il sole si muove da ovest verso est e compie il suo percorso in appena sei ore; e poi non c’è più la luna! Per farla breve una cometa ha urtato la terra nella notte asportando una parte del bacino del Mediterraneo, Algeria compresa. Questo nuovo astro vaga ora per il sistema solare. Iniziano da qui una serie di avventure del nostro Servadac che esplora il piccolo pianeta e incontra personaggi singolari come per esempio alcuni soldati inglesi che vengono sbeffeggiati da Verne in maniera impietosa, sia perché militari, sia in quanto “inglesi”. Poi è la volta di alcuni spagnoli, presi di mira dalla penna di Verne a causa della loro tipica indolenza. La caratterizzazione dei personaggi continua con la figura dello scienziato Palmiro Rosette, tipico insegnante e studioso ormai anziano.

Dopo una lunga serie di avventure ( si consiglia ovviamente la lettura anche di questo romanzo per poter apprezzare meglio i particolari della narrazione ) il lieto fine, per i nostri eroi, è scontato ed il ritorno a Terra è inevitabile quanto fortunoso. Solo la guarnigione inglese, ottusamente ostinata come vuole lo stereotipo del militare rigido e intransigente, viene persa nello spazio e non farà mai più ritorno.

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Dopo aver letto questi tre romanzi, o almeno i primi due, non possiamo non constatare che non solo l’uomo è arrivato di recente sulla luna ma le modalità dei voli, degli sbarchi e dei rientri a terra sembrano essere stati ispirati con un secolo di anticipo proprio dai racconti dello scrittore. Alcune coincidenze hanno dello stupefacente:

  • lo scrittore è francese ma nel romanzo “Dalla terra alla luna” chi organizza ed effettua il lancio sonoproprio gli Stati Uniti;
  • il mese del lancio è dicembre, quello della missione Apollo 8 chefu la prima missione umana intorno alla luna;
  • il luogo del lancio pensato da Verne situato in Florida dista cento Km da Cape Kennedy da cui prese il volo l’Apollo 8;

  • il numero degli uomini a bordo è proprio tre;

  • la velocità della nave spaziale nel romanzo viene calcolata di 25.000 miglia orarie (40225 km/h) contro le 24.200 (38937 km/h) dell’Apollo;

[1 miglio = 1,609 km]

  • il sistema di rientro a terra con l’ammaraggio;

  • il luogo dell’ammaraggio: l’Oceano Pacifico.

Analizzando meglio il testo del romanzo si scopre che il peso dell’Apollo 8 e le sue dimensioni coincidono quasi con quelle del Columbiad fantasticatodallo scrittore.

C’è da rimanere sbalorditi e non a caso quindi “Dalla terra alla luna” scritto nel 1865 viene considerato un romanzo profetico, soprattutto se si considera quali potevano essere le conoscenze scientifiche di dominio pubblico in quell’epoca. Per esempio appena in quegli anni, precisamente nel 1857, Herman Schaafhausen annuncia di aver trovato alcune “strane” ossa in una cava nei pressi di Neandertal, vicino Dusseldorf, appartenenti probabilmente ad un uomo “arcaico”.


Ma chi era e come visse G. Verne?

Anche i primi anni della sua vita potrebbero essere la trama di un romanzo d’avventura. Sin da piccolo dotato di grande spirito di avventura, a undici anni tentò di imbarcarsi come clandestino su una nave, ma fu scoperto ed il padre faticò non poco per instradarlo agli studi di giurisprudenza a Parigi. Fu proprio nella capitale che prese i primi contatti col mondo letterario e frequentò Dumas padre che lo incoraggiò nei suoi primi tentativi nel campo della narrativa e strinse un rapporto di fiducia e amicizia con l’editore Hetzel. Il successo arrivò immediato e strepitoso nel 1863 con “Cinque settimane in pallone”.

Nascono così: “Viaggio al centro della terra”, ”Dalla terra alla luna”, “ Ventimila leghe sotto i mari”, “L’isola misteriosa”, “Il giro del mondo in 80 giorni”, “Michele Strogoff”, “I figli del capitano Grant” e tanti altri.

In tutto circa 80 romanzi e tante altre opere di pura divulgazione scientifica.Grande successo ebbero anche le riduzioni teatrali dei suoi romanzi scritte da lui stesso o da altri. “Il giro del mondo in 80 giorni”, per esempio, fu replicato per due anni consecutivi.

Si stabilì ad Amiens nel 1872 dove fu eletto anche consigliere municipale e vi rimase fino alla morte. La sua fu una vecchiaia serena anche se nel 1886, a 58 anni, fu turbata da uno strano incidente rimasto avvolto nel mistero: un giovane gli sparò due colpi di rivoltella. Proprio dal 1886 iniziò per Verne quello che lui stesso indicò come il periodo nero della sua vita. Si susseguirono le morti di persone molto vicine a lui, compresa quella dello stesso editore Hetzel. Gli scritti di Verne divennero a questo punto meno brillanti; l'inventiva che lo aveva contraddistinto, letterariamente e scientificamente, improvvisamente sembrava averlo abbandonato.

G. Verne continuò comunque a scrivere fino alla morte che lo colse a 77 anni celebre e agiato.

Nei suoi romanzi si avverte frequentemente la sensazione che siano stati scritti anche per il puro piacere di divulgare le conoscenze scientifiche dell’epoca. In “Dalla terra alla luna” è presente per esempio una lunga disquisizione sulla pluralità dei mondi abitabili; e nella descrizione del progetto del missile, nella descrizione del piano di lancio e di volo si può apprezzare un notevolerigore scientifico e logico ma anche l’utilizzo di teorie antiche ed ormai superate come quella del “calorico”.

C’è addirittura un intero capitolo dedicato all’algebra ed alle sue meraviglie fino ad arrivare al calcolo differenziale ed agli integrali.

L’analisi rigorosa e dettagliata di ogni problema tecnico è riportata in tono di narrazione, di dialogo: la scelta del tipo di cannone, del tipo di proiettile, forma peso e dimensioni, la scelta dell’esplosivo, il problema del tremendo rinculo devastante per gli oggetti e le persone trasportate, la scelta del luogo, del momento migliore per effettuare il lancio, il calcolo delle distanze, della forza per imprimere la sufficiente velocità di fuga, insomma una serie lunghissima e molto dettagliata di calcoli, risoluzioni matematiche riportate in forma di riflessione di qualche personaggio o di dialogo tra di essi. La tecnica spesso è quella consueta di far dialogare tre personaggi di cui due o almeno uno in possesso di validi ragionamenti e altrettanto valide soluzioni; tra i tre c’è comunque sempre il più sempliciotto e sprovveduto da convincere; del resto è la stessa tecnica usata da Galileo Galilei nel “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”. I suoi romanzi insomma risultano quasi sempre un esempio di rigore e metodo scientifico. Lo stesso Verne, in un saggio giovanile, aveva rimproverato il suo predecessore illustre, Edgar Alian Poe, di lanciarsi con troppo facilità nel campo delle cose impossibili e di inventare le leggi della fisica quando ciò fosse risultato utile all'economia dei suoi racconti.

Accanto a tanto rigore e scientificità della trattazione si trovano alcune stranezze che potremmo classificare come cadute di tono della narrazione scientifica se non ci ricordassimo che in fin dei conti stiamo pur sempre leggendo unromanzo di fantascienza Per esempio l’idea di aprire e poi richiudere, ma ovviamente “… molto velocemente…”, gli oblò della navicella trascurando come minimo il problema della pressurizzazione, e tutto questo magari solo per buttare via la spazzatura. Si torna quindi a sorridere.

In realtà, se, da un lato, l'interesse di Verne per la scienza è innegabile (egli dedicava molte ore della sua giornata alla lettura di riviste e libri scientifici), bisogna ricordare che, della sessantina di romanzi e racconti da lui scritti, ben pochi sono quelli a sfondo tecnico-scientifico, essendo tutti gli altri di impronta geografica. E, in effetti, il progetto letterario-editoriale di Jules Verne e dei suo editore e amico Pierre-Jules Hetzel era quello di descrivere la terra sotto forma di romanzo. Verne potrebbe essere ricordato come il padre del romanzo “geografico” piuttosto che di quello scientifico o fantascientifico.

Pur in una atmosfera di esaltazione della verità scientifica, nei romanzi di G.V. lo scienziato è spesso paradossalmente una figura marginale tanto che in genere non è a lui che capita di vivere in prima persona l’avventura, anche se è lui che ha formulato teorie, realizzato progetti, eseguito osservazioni e dedotto verità fondamentali per lo svolgimento della trama. In ‘Ettore Servadac’ lo scienziato si chiama addirittura “Rosette”, allusione dichiarata alla stele scoperta da Champollion: lo scienziato è come una steleche presenta in maniera lapidaria un sapere precostituito. L’eroe principale invece prorompe sulla scena con tutta la sua vitalità pur essendo l’ignoranza scientifica in persona.


Dal punto di vista letterario è sempre molto godibile la caratterizzazione dei personaggi a seconda del paese di origine: americani, europei, francesi,...

Il valore dell’opera di Giulio Verne non va però sicuramente ricercato nello stile letterario che risulta semplice, prevedibile, spesso troppo didascalico. Forse è per questo che sfogliando diverse antologie della letteratura europea, ma addirittura anche specificatamente francese, difficilmente ci si imbatte nel nome di G. Verne e se capita lo è solo per una fuggevole citazione.

Il romanzo “Intorno alla luna” per esempio, che è il seguito di “Dalla terra alla luna”, perde di smalto rispetto al precedente, è molto più descrittivo, didascalico nel tentativo di fare più divulgazione scientifica che narrativa fantascientifica; i dialoghi si appesantiscono, il ritmo cala e proprio nel momento forse più avventuroso del viaggio, che è quello dell’ammaraggio, la conclusione appare frettolosa e superficiale.

Ma Michel Foucault (1), tra i più interessanti critici di Giulio Verne, nel suo “La tecnica narrativa di Joules Verne” afferma che il valore letterario dell’opera di Verne sta proprio in questo:

‘ … I racconti di Joules Verne sono meravigliosamente pieni di quelle discontinuità tipiche della finzione… Ogni momento il testo che racconta si spezza, muta di segno, si inverte, si distanzia, giunge da un altro luogo e come da un’altra voce …Parlanti spuntati chissà da dove intervengono facendo tacere chi parlava prima, per un istante tengono i loro discorsi e poi, subito dopo, cedono la parola ad un altro di quei visi anonimi … ’

Un capitolo a parte andrebbe dedicato all’influenza che Verne ebbe sul cinema di fantascienza insieme ovviamente a tanti altri scrittori, non ultimo il suo storico rivale

George Herbert Wells (1866 - 1946) che ha una visione invece pessimistica sul destino dell’uomo e sul futuro che la scienza gli prepara.

Vogliamo solo ricordare LE VOYAGE DANS LA LUNE di Georges Mèliés prodotto in Francia nel 1902.

Girato interamente in una serra adibita a studio e composto di 30 quadri, il film prende spunto proprio dai racconti dei due più famosi precursori del genere, Jules Verne e H.G. Wells. Nel film si narra di unclub astronomico che decide di inviare sulla luna una navicella spaziale ed il missile, sparato da un cannone, piomba direttamente nell'occhio della Luna. Gli astronauti, capeggiati da Barbenfoullis, scoprono un mondo meraviglioso: assistono al sorgere della Terra, vengono visitati dalle Sette Stelle, esplorano la superficie lunare dove grotte con funghi giganteschi si alternano a vulcani attivi ... ma la Luna è abitata dai Seleniti, aggressivi esseri di sembianze tra l'umano ed il crostaceo. I terrestri si salvano e ripartono per la Terra. Sconcertante è la tecnica di lancio della capsula per il rientro a terra: viene fatta scivolare da una rupe e quindi, visto che la luna è “lassù” e la terra è “quaggiù” non può che ricadere sul nostro pianeta. I nostri eroi finiscono in mare, e, dato che ci sono, prima di rientrare in città dove saranno accolti festosamente, non si lasciano sfuggire l'occasione di esplorare il mondo sottomarino. La spedizione verrà ricordata con una statua in onore di Barbenfoullis sulla quale viene inciso il motto "Il lavoro conquista tutto".

(1)

Michel Foucault:

Filosofo e critico sociale francese; nato nel 1926 muore nel 1984 di AIDS. Si interessa e scrive di psicopatologia, sessualità, pene e carcerazione, malattie mentali e follia. Parigi dedica a lui ed alla “forza del disturbo che emana dalla sua vita” un festivalnel 2004 con proiezioni, concerti e conferenze dibattito. U. Eco lo cita spesso nei suoi saggi sulla letteratura.

 

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